Già la notte s'avvicina - I-MC, 5-B-19 a-l/6
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Già la notte s’avvicina
Vieni, oh Nice, amato ben
Della placida marina
Le fresch’aure a respirar.
Non sa dir che sia diletto
Chi non posa in queste arene
Or che un lento zeffiretto
Dolcemente increspa il mar.
Lascia una volta, oh Nice,
Lascia le tue capanne unico albergo
Non è già del piacere
La selvaggia dimora
Hanno quest’onde i suoi diletti ancora.
Qui se spiega la notte il fosco velo,
Nel mar emulo al cielo
Più placide più belle
Moltiplicar le stelle,
E per l’onda vedrai gelida e bruna
rompere i raggi e scintillar la luna.
Il giorno al suon d’una ritorta conca,
Che nulla cede all’incerate arene
(Se non vuoi le mie pene)
Di Teti e Galatea di Glauco, e Dori
Ti canterò gli amori.
E tu vedrai dal mar sul vicin prato
Pascer le molli erbette
Le tue care agnellette,
Non offese dal sol, fra ramo, e ramo,
E con la canna e l’amo
I pesci intanto insidiar potrai:
E sarà la mia Nice
Pastorella in un punto e pescatrice.
Non più fra sassi algosi
Staranno i pesci ascosi
Tutti per l’onda amara,
Tutti verranno a gara
Fra i lacci del mio ben.
E l’umidette figlie
De’ tremoli cristalli
Di placide conchiglie
Di lucidi coralli
Le colmeranno il sen.
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