Del Sig. Mario Savione

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
13763
Forma musicale
cantata

Organico

Organico sintetico
1V,1str.
Organico analitico
Soprano e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Data
1650 – 1690
Redazione
S.l. : copia, 1650-1690
Descrizione fisica
c. 97r-110r (olim 93-106)
Presentazione
Partitura

Filigrana

Relazioni

Fa parte di

Note

Tit. dall'incipit poetico; iniziale ornata. A c. 97: "Del Sig. Mario Savine"

Descrizione analitica

1.1: (aria con intercalare, re minore, c)
soprano, Addio begl'occhi addio
1.2: (aria, mi minore, 3/2)
soprano, Ch'e v'importa o luci belle
1.3: (aria con intercalare, re minore, c)
soprano, Pur mi miraste
1.4: (aria, re minore, 3/2)
soprano, Ridete e svelate
1.5: (aria, fa minore, 3/2)
soprano, Su l'egre mie ferite
1.6: (recitativo, re minore, c)
soprano, Alfin rideste
1.7: (aria, re minore, c)
soprano, Addio bei labri addio

Trascrizione del testo poetico

Addio begl’occhi addio
Io parto, e non so come
D’un partir ch’e morire
Potrò vedermi l’odiosa via
Resta la luce [ill.]mor
Cieco son io

Addio begl’occhi addio
Più del vostro desire
Forse fia lento il dipartir (nol niego),
Ma di catene avvolto
È costretto il mio piede
Ad esser tardo
Io parto, e sol vi prego
A darmi un guardo,
Non per mirar me solo,
Ma per mirare il duolo,
Che bagnandomi il volto
Offre a la nostra sete il pianto mio
Addio begl’occhi addio
Se preghiera infiammata alfin s’ascolta
Miratemi una volta.

Ch’e v'importa o luci belle
Dar un guardo a chi sospira
S’io del ciel non sono in ira
Dhe mi mirino le stelle.
Se tanto vi diletta
Di far piaghe funeste,
Voi mirarmi dovreste
Sempre ogni nostro
Sguardo un cor saetta

Pur non miraste o come lieto sono
Amorosi miei lumi
I passati rigori io vi perdono
Prego il poter de numi
A custodirmi lo splendor natio.
Addio begl’occhi addio
Ma dove ingrata mente
Lungi da voi bei labri,
Da voi che foste fabri
D’armonici ristori al cor languente,
Dove senza parlarvi i passi invio
Addio bei labri addio
dhe bei labri se sempre
Un zeffiro del ciel v’animi il canto
Per tenero consiglio
Date un riso al mio pianto,
Né ceda il labro a la pietà del ciglio

Ridete, ridete e svelate
A me che v’adoro
Il chiuso thesoro
Di perle formate
Non da natura no
ma da miei pianti
[ill.] al gran rigore
D’un seno ch’io rimiro,
D’un seno a cui non volgo alcun sospiro.
Perché l’arso mio core
Forse paventa hor ch’à partir si deve
Che i suoi sospir cocenti
D’un sen molle così struggan la neve.

Su l’egre mie ferite
Bei labri un riso aprite
Per amica mercè siate contenti
Che ne le nostre perle
Io possa vagheggiar i miei tormenti.

Alfin rideste oh come lieto io sono.
Cari labri felici,
I passati rigori io vi perdono
E prego i plettri amici
A non lasciarvi bere onda d’oblio

Addio bei labri addio
Per fin ch’io torni
A si dolci soggiorni
Ove lascio in catena i pensier miei,
Ove il cor lascerei
Se non portasse
Così beltà immago
Ma tutti i miei pensier lassar non voglio
Da carcere si vago
Un pensier mi ritaglio
Che possa in ogni loco
Di lontananza amara
Vagheggiarmi sul cor pieno di foco
Immagine si cara
O vicino o lontano a suo desio
Addio bei labri addio

Collocazione

Biblioteca
I-Rc — Roma, Biblioteca Casanatense (dalla scheda superiore)
Fondo
Baini
Segnatura
Ms. 2479/10

Immagini

Repertori bibliografici

Eisley 1964b: n. 1 p. 230

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

Savioni, Mario compositore