Canta / ta a vo / ce Sola / del Sig.r / Majo
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Note
Non è possibile capire se l'autore è Gian Francesco De Majo o Giuseppe De Majo.
Il primo recitativo "E pur fra tante pene" (1.1) inizia come recitativo accompagnato per diventare recitativo secco sulle parole "Non m'avveggo che da me l'inumano".
Risorse web
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
E puoi fra tante pene
Lasciar questo mio core
Senza conforto e speme!
Ah che barbaro ah crudel.
Deh ferma oh Dio! Ma lassa a che favello?
Misera non m’avveggo
Che da me l’inumano
Già portò lungi il piede
Che più non m’ode
E d’havermi schernito hor l’empio gode!
M’ascolti almen questa scoscesa balza
Questa profonda valle
M’ascoltin queste solitarie arene
E lor tocchi pietà delle mie pene.
Io son quella tortorella
Che nel bosco abbandonata
Sola afflitta sconsolata
Spiega all’aure il suo dolor.
Se ritorna al caro nido
Quel crudel che la lasciò
Che volò di là dal lido
A cercar novello amor.
E pur finger sapesti
Ingannator d’amarmi
E pur potesti amor fede giurarmi
E dar nel petto
A sì rio tradimento ahi ciel ricetto?
Ah dovunque tu sei
Dovunque volgi i lumi
Di tua colpa l’orrore
Habbi sempre presente o iniquo core
E t’aggiri così così t’affligga
Che per satiar tuea disperata sorte
A la morte di tolga
E sia sorda a tue voci anche la morte.
Qual legno fra venti
In mar tempestoso
Così fra tormenti
Non trovi riposo
Sia sempre aggitato
L’ingrato tuo cor.
Qual legno aggitato
In mar tempestoso
Così fra tormenti
Non trovi riposo
Sia sempre aggitato
L’ingrato tuo cor.
Sì fia vendicata
Quest’alma tradita
Così fia schernita
La voglia spietata
D’un reo traditor.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Tipologia
Musica manoscritta
singola