Musica del Sig. Giacomo Carissimo | Maestro di Capella [...] | Parole di Gio: Patricio Carey

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
13759

Organico

Organico sintetico
1V,1str.
Organico analitico
Soprano e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Data
1650 – 1690
Redazione
S.l. : copia, 1650-1690
Descrizione fisica
c. 79r-85v (olim 75-81)
Presentazione
Partitura

Filigrana

Relazioni

Fa parte di

Note

Tit. dall'incipit poetico; iniziale ornata. A c. 79r in alto si legge "Musica del Sig. Giacomo Carissimo Maestro di Capella [ill.]"; "Parole di Gio: Patricio Carey". La rifilatura della carta non permette la lettura completa del titolo diplomatico.

 

Descrizione analitica

1.1: (recitativo, Fa maggiore, c)
soprano, Risolviti mio core
1.2: (recitativo-arioso, Fa maggiore, 6/4)
soprano, Dunque così vassallo d'amor
1.3: (recitativo-arioso, Fa maggiore, 6/4)
soprano, Il cor mi fe lasso
1.4: (aria, Fa maggiore, c)
soprano, Dunque amor in fiero essiglio

Trascrizione del testo poetico

Risolviti mio core
Fuggi di soggettarti
Al crudo impero d’amor
Troppo severo
Lascia ch’amino i cori
Capaci degl’ardori
Quei che gli stiman poco
Esperti ne le fiame
Avvezzi al foco
Inhabil tu mio cor
Ai primi rai d’una scintilla
Sol ti disfarai
Resister a l’ardor non potrai
Tu, che se di ghiaccio
Ti formò natura
Ti vedrò liquefatto
In breve arsura
T’accende amor a la difesa su
Avverti che già te
Dissolve il suo dardo
Che cosa è?
Che guardò?
In acqua sen va
Ahi quel crudel d’amor,
quel fiero mago,
Mi ha tramutato il cor,
l’ha fatto un lago!

Dunque così
Vassallo d’amor
Si fermerà qui?
No no che fò voto
S’a mio dispetto Amor
Entrar vorrà
Dentr’al mio petto
V’entrerà sol
Alhor che sarà vuoto
Occhi a voi mi volg’io
Passo chiedo per un fiume
C’ha desio di fugir dal cieco nume
Passo occhi miei deste all’assalitore
L’habbia non meno il fugitivo core.

Il cor mi fé lasso!
Custodi d’un passo
Che tanto importò;
Perdeste l’honore
Tradendo quel core
Ch’in voi si fidò;
Pentito dell’error ogn’un vi veda,
Se vi entrò il predator,
N’esca la preda.
Sa l’onde di pianto
Prestate il canale,
L’honor immortale
D’haver ricangiato
Un cor trasformato
Terrete per vanto;
E a noi contrario amor, pugnate seco
Che nemico a degl’occhi
Il Dio ch’è cieco,
Trasportata da l’ira
Si disse la ragione
Ma in van ella s’addira
Invan ella s’appone:
Il pargoletto Arcier
È per gli amanti
Un Eolo de sospir,
Nettun de’ pianti.

Dunque amor in fiero essiglio
La ragion dal sen mandò
Richiamò a le sue sponde
Di pianto bonde
E sul margine del ciglio
Col vento di sospir ivi le tenne
Da le rive però tal hor cadea
Breve goccia di duol ma pigra venne
come da lento foco acqua stillata
E in cuna appena nata
Già secca in su la guancia si urdea;
Qui fu che la costanza
(In tempo ch’era un cor) Prendea la stanza;
Qui la sinceritade, e qui la fede
Virtù ch’amor ignora havean la sede
L’altra parte del cor ch’in sen mi resta
In fiume hor trasformata
Trono mal degno appresta
A la perfidia ingrata.
Quindi è che un’hora sol
Non sono amante
Di chi fui l’hora avante
Che mal l’effigie può durar d’un volto
In rio che da più venti
È ogn’hor sconsolato

Collocazione

Biblioteca
I-Rc — Roma, Biblioteca Casanatense (dalla scheda superiore)
Fondo
Baini
Segnatura
Ms. 2479/7

Immagini

Repertori bibliografici

Rose 1965: n. 141 p. 203

Bibliografia

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

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