Scherza meco il destino - I-MC, 1-C-11 a-s (124-B-14 op.1)/17

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
13753
Forma musicale
cantata

Organico

Organico sintetico
1V,1str
Organico analitico
Soprano e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Data
1692 – 1698
Redazione
S.l. : copia, 1692-1698
Descrizione fisica
C. 121 - 130 v. ; p.327 - 256
Presentazione
Partitura

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Note

Nel catalogo Insom la segnatura di questo spoglio è 1-C-11 q.

L'attribuzione a Bononcini si ricava da una concordanza (cfr. scheda n. 7339). In RISM AII e in Insom 2003 è considerata anonima.

Descrizione analitica

1.1: (recitativo, C)
S,bc, Scherza meco il destino
2.1: (aria, do minore, C)
S,bc, Non più non più punture
3.1: (recitativo, C)
S,bc, Dopo che incenerita
4.1: (aria, Mi♭ maggiore, C)
S,bc, Ma fra tanto con quel sangue
5.1: (recitativo, C)
S, Bc, Quando un nastro mi doni
6.1: (aria, do minore, 3/8)
S,Bc, Tutto sangue e tutto foco
6.2: (aria, do minore, 3/8)
S,bc, Clori mia, mio ben, mia vita
7.1: (recitativo, C)
S,bc, No che non è pietade

Trascrizione del testo poetico

Scherza meco il destino
E vuole o Clori amata
Sulle spoglie innocenti
Che ti cingono il Seno
L’armi vantar dell’alma mia piagata;
Quegli aculei pungenti,
Che prefiggono al manto e moto e legge
Mi feriscon la mano,
Mentre ti dice Amore
Ch’è maggior la ferita impressa al core.

Non più non più punture
Dolce mio caro ben;
Ti bastino pur quelle
Che armate di sventure
Già fecero le stelle
Nel misero mio sen.

Doppo che incenerita
Vive l’anima mia
Holocausto immortal del tuo bel foco
Godi ancor che ferita
Resti la man dal caso
Acciò il mondo conosca
Né si stupisca poi della mia fede
Che senza le faville
Armi delle pupille
Anco a caso ferisce anche ti vede.

Ma fra tanto
Con quel sangue che sparge la mano
Scrivi o cruda la pena del cor.
Né fia strano se il sangue ed il pianto
Son gli inchiostri del nume d’amor.

Quando un nastro mi doni
Per raffrenar del sangue
La libertà vermiglia
Non è pietà ma tema
Che il faretrato Dio
Non ti faccia arrossir col sangue mio:
Anzi perché non venga
L’impeto acceso a scaturir dal laccio,
E la cagion palesi
Del mal che m’addolora
Tu vuoi che sia vermiglio il laccio ancora.

Tutto sangue e tutto foco
È il color dei lacci tuoi
Mia tiranna Deità;
Perché vuoi
Ne tuoi lacci ancor per gioco
Dimostrar la crudeltà.

2.a
Clori mia, mio ben, mia vita
M’impiagasti e non m’uccidi
Perché duri il mio penar:
E poi ridi
Di veder sù la ferita
Anco il sangue imprigionar.

No che non è pietade
Darmi un laccio alla mano
Quando è legato il core;
Ma d’accrescer tu godi
Punture alle ferite
E lacci ai nodi.

Collocazione

Biblioteca
I-MC — Montecassino, Biblioteca dell'Abbazia (dalla scheda superiore)
Segnatura
1-C-11 a-s (124-B-14 op.1)/17

Immagini

Repertori bibliografici

Insom 2003: 9459

Bibliografia

Lindgren 2009: P. 165

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
inferiore

Persone collegate

★
Francesco Maria Paglia autore del testo per musica

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