Da perfida speranza - I-PAc, Borb 431/19

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
13723
Forma musicale
cantata

Organico

Organico sintetico
1V,1str
Organico analitico
Soprano e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Data
1640 – 1660
Redazione
S.l. : copia, 1640-1660
Descrizione fisica
C. 135r-143v
Presentazione
Partitura

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Fa parte di

Descrizione analitica

1.1: (recitativo, mi minore, 2)
Da perfida speranza
2.1: (aria, mi minore, 3)
Voglio precipitarmi
3.1: (aria, mi minore, 3)
Dove che giran
4.1: (aria, mi minore, 2)
Sempre ver me la sorte in mano ha l’armi
5.1: (recitativo, mi minore, 2)
Sì disse il disperato e giù da un monte
6.1: (recitativo, la minore, 2)
Dirò farò
7.1: (aria-refrain, La maggiore, 2)
Finimola finimola
8.1: (aria, La maggiore, 3)
Con intrepida costanza
9.1: (recitativo, La maggiore, 2)
Ma per dirla tra di noi
10.1: (recitativo, Re maggiore, 2)
Sempre mai voler schernirmi
11.1: (aria-refrain, Re maggiore, 2)
Finimola finimola

Trascrizione del testo poetico

Da perfida speranza
Un’alma lusingata
Tra gli affanni d’amor trasse la vita
Né premio alla costanza
Né mercè di pietade invan bramata
Né conforto impetrò sempre scernita
Scopertasi tradita
Le fiamme accese e le saette affisse
Sponde al cor
Tolse al petto e così disse:

Voglio precipitarmi
Lasciatemi lasciatemi
Speranze abbandonatemi
Alora speme non ho che disperarmi
Voglio precipitarmi…

Che fierezza usa il mio fato
Che tenore hanno le stelle
Presso luci così belle
Sarò sempre sventurato.

Dove che giran
Le sfere intorno
Se tutto il giorno
L’alme sospirano
Dove che giran
Le sfere intorno
Se tutto il giorno
L’alme sospirano.

Sempre ver me la sorte in mano ha l’armi
Voglio precipitarmi.

Sì disse il disperato e giù da un monte
Precipitoso egli cader volea
Per lasciar tra quei sassi
Squarciato il petto e lacera la fronte
Al dispetto d’amor che l’affligea
Ma poi meglio pensando e ripensando
Alla propria salute
Senza tante cadute
Stimò miglior partito amar penando
Quindi fattosi accorto l’amante scaltro
Risolse andar a casa e non far altro.

Donne belle apprendete
Che quando un vostro amante
Turbato nel sembiante
Grida m’ucciderò
Se non trovo pietà
Dirò farò
Creder non li dovete
Eccovi un disperato
Che mostrava di far proprio davero
E poi burlava…

Finimola finimola
In che dà in che dà
E da star sempre così
Senza godere un dì
Quest’è troppa crudeltà
Finimola finimola.

Con intrepida costanza
Sempre il cor soffrì e penò
E col ci to di speranza
Solo amor l’alimentò.

Ma per dirla tra di noi
Senza speme di gioire
Ch’io mi strugga a questa poi
Non è cosa da soffrire
Né la dico come sta.

Sempre mai voler schernirmi
Vo curando le mie pene
E già mai non comportarmi
Non mi va che vada bene
Fa il continuo disprezzo
Vacillar li stesso fè
E il mio cor che non è avvezzo
Di servir senza mercè
Forse un dì si pentirà.

Finimola finimola
In che dà…

Collocazione

Biblioteca
I-PAc — Parma, Biblioteca Palatina, sezione musicale (dalla scheda superiore)
Fondo
Borbone
Segnatura
Borb 431/19

Immagini

Repertori bibliografici

Caluori 1981: n. 52, pp. 43-44

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

Rossi, Luigi compositore

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