Cantata à Voce Sola Del Sig.r Bened.o Marcelli
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
La cantata, pur essendo attribuita esplicitamente a Marcello da un copista generalmente attendibile, dovrebbe essere di Alessandro Scarlatti come si rileva da ben 13 copie. Cfr. Hanley fra i repertori bibliografici.
A c. 90 in basso a destra indicato: "P 8"
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Ecco ch’a voi ritorno
Un tempo liete al core or meste piagge
Quivi fece soggiorno
La mia Clori pentita
Appunto in questi fiori
Solea vedere, e risvegliar gli amori.
Qui giocò, qui s’assise
In quell’ombrose siepi
Tal’or s’ascose,
Qui colse i gelsomini oh gentil fiore,
Ch’esprimea del suo volto il bel candore.
Ah ah in vedervi o piagge io peno,
Ahimè se veggio fiori,
E Clori mia non v’è.
Pur lusingando
Va le mie pene
Del caro bene
La rimembranza
Pur consolando
Va il mio destino
Quel gelsomino,
Ch’ha di mia Clori
Vaga sembianza.
Quell’augellin, che canta
Su la frondosa pianta
Mi rammenta, che Clori un dì cantava,
E’l suo canto mirava.
Quest’aura respirò,
Qui d’amor mi parlò.
Nel vicino ruscello
Solea specchiarsi e quello
Quasi di sua beltà s’innamorava.
Ma che mi giova ahi lasso,
Girare intorno il passo al fonte al rivo,
All’augellin, che canta,
Ahi pensiero, ahi tormento
Sento il cantare, e Clori mia non sento.
Ditemi almen dov’è, canori augelli,
Ditemi voi che fa fonti, e ruscelli.
Ditemi, tornerà dove s’asconde.
Ditemi voi ma ma
Che non ho chi mi consola
l’augello canta, e vola
Il fonte tace oh Dio,
Mormora, e passa il rio ma non risponde.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore