Del Sig.r Mario Savioni
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Hor che pure ho potuto
Mover un di lontano il piè tremante
Da quella ria che del mio amor costante
Mi fe sempre ostinata empio rifiuto.
Che fò ritorno o sto
S’io sto mi moro affè
E s’io ritorno ohimé
A maggior pena io vò
Che fò dunque che fò.
Ahi che la lontananza
Da colei che talhor mi fea contento
In continuo tormento
Cangia quel poco viver che m’avanza
Poi ch’un pensier m’accora
Che mi dice ad ogn’hora
Che dee mentr’io di pianto il seno ammollo
Farsi de miei digiuni altri satollo
Ma che s’un tal martire
Mi risospinge a quel crudo soggiorno
Ahi che del mio ritorno
Prenderà la crudel cotanto ardire.
Che superba et orgogliosa
Disdegnosa
Riderà delle mie pene
Et ogni hor m’userà crudeltà nova
Poiché più certa fia per simil prova
Ch’io non posso scampar da sue catene.
Che fò dunque che fò ?
Che fò ritorno o sto
S’io sto mi movo affè
E s’io ritorno ohimè
A maggior pena io vò
Che fò dunque che fò...
Quando tra mille affanni
Vivea misero schiavo
Della sua tirannia di fede avara
Esposto sempre a tradimenti e inganni
Pareami nel pensier sì dolce e cara
La libertà che lei sola bramavo
E per seguirla non havrei temuto
Gir fra quanti martiri habbiasi Pluto
Et hor che son per via
Di ritrovarla sì
Nell’aspetto horribile mi pare
Ch’io non oso mirarla
Poiché solo in pensare
Che se disciolto andrò
Mai più non goderò
Di colei che nemica ancora adoro
Apprendere non so
Ch’altro sia libertà che un gran martirò.
Che fò dunque che fò?
Che fò ritorno o sto
S’io sto mi moro affè
E s’io ritorno ohimè
A maggior pena io vò,
Che fò dunque che fò.
Su su tolgansi homai
Da questi afflitti rai
Le cieche bende onde gli avvolse amore
Fuggite dal mio core
Larve bugiarde onde si scopra il vero.
Il sentiero che mi guida
All’infida
Benché sia di gioia asperso
Nel suo fine è poi diverso
Pien d’angoscia e gelosia
Ma la via chi mi rimena
Alla libera mia vita.
Benché di pruni e di sterpi
Hor sia ripiena al fin
Poi diverrà piana e fiorita.
Dunque colà non si ritorni più
Che miglior sempre sarà
D’una lieta servitù
Una quieta libertà.
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