Cantata Del Sigr Scarlatti
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Titolo dall'incipit testuale.
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Filli mia, tu mi consoli,
Porger l’acqua al foce mio
Ma non sai che quell’humore
Fa maggiore il fervor del mio desio
E non credo, o volto amato,
Che un tuo sguardo, fiero dardo,
È per me del cieco Dio.
Ah che lasso, son giunto, oh sventurato,
Prender vuolsi riposo e il cor fu rubbato
Da un volto fiero ma assai vezzoso.
Dimmi, o bella tiranna,
In qual scuola apprendesti
Prima ferire e poi rubbarmi il core
Indi con l’ali al piè fuggir qual vento?
Ahi misero già sento
Che la bella mi dice:
«Oh che sei folle e stolto
Se tu speri pietà da un vago volto».
Troppo sei bella, o cara,
Ma troppo sei crudel,
Non esser così avara
Con chi tanto è fedel.
Esser cruda così con chi t’adora
Non conviene, alma mia,
Che di beltà gemella è cortesia.
Dimmi, o bella, deh perché
Vuoi che mora chi t’adora.
Questo è il premio di mia fé,
Ah tiranna, così s’inganna
Un amante che costante
Brama sol qualche mercé?
Misero e da chi spero
Impetrar mai conforto?
Lei, ch’il cor mi ferì, mi brama morto.
Occhi neri siete arcieri
Del mio cor ma pur dolce è la ferita
M’è la pena pur gradita
E soave anch’il dolor.
E pur anche la morte
Se morissi per voi mi fora sorte.
Sei vezzosa ma ritrosa,
Tu sei bella ma rubella,
O mio ben, contro di me
Dunque, oh Dio, che far poss’io
Per haver mercé da te.
Idolo di quest’alma
Mal s’accordano insieme
Beltà di volto e crudeltà di core.
O deponi il rigore
O lascia d’esser bella
Che avaro esser non suole
Sol per la sua bellezza in cielo il sole.
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Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore