Era la notte e lo stellato cielo
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Era la notte e lo stellato cielo
Havea di nubi ricoperto un velo
Che squarciarsi parea per dar l’uscita
A l’infocati lampi, al tuon l’udita,
Quando i venti tra lor facean a gara
A sveller piante, a far crollar le torri
E nell campo dell’aria in mar parea
Ch’ad hor ad hor volea
Dentro il suo seno seppellire un mondo.
Quel che nel mare impera
Mandava l’onde a guerreggiarr coi monti.
E la madre commun la stabil terra
Vista sì cruda inesorabil guerra
Atterrita e dolente
Con tremito sì forte
Aggiungeva il pallore anco alla morte.
Ma dal strale d’Amor ferito un core
Nulla stima o paventa
E da pazzo furore aggitato
Minaccia e si lamenta
Cielo fa pur che vuoi
Che contrastar vogl’io co’ i sdegni tuoi.
Capricciosa è l’arroganza
Che mi spinge a tanta altezza
E di vincere ho certezza
Sol con l’armi di costanza.
Assorda il tutto col rumor de tuoni
Fulmina le saette a mille a mille
Ma vedrai con dispetto
Che non teme del cielo Amante un petto.
Misero e che vaneggio
S’io vo di male in peggio
A che pro tanto valore
Se mi vince un fanciullo abbatte Amore.
Cada il pino e l’abete al tuo furore
E i superbi edifici alti colossi
Veggansi infranti in mille pezzi al suolo.
Furibondo o vento irato
Urta il tutto, il tutto atterra
Ti respinge e ti rinserra
Un sospir d’un disperato.
Accresci il suo furor nuovo furore
Che vedrai con rossore
Per tuo maggior dispetto
Spezzar l’impeti tuoi Amante un petto.
Misero e che vaneggio
S’io vo di male in peggio
A che pro tanto valore
Se mi vince un fanciullo abbatte Amore.
Rassembri l’aria un tempestoso Egeo
E con l’acque del mar facciamo a gara
Ed il muto vivente
Et il pesce a trovar nel cielo affisso
Sia cadavere il mondo, e tomba l’acque.
Ma che pro, se sarà poco
Ch’il mio foco
Entro l’acque arder saprà.
Tutto quel ch’accese Amore
In un core
Solo Amor smorzar saprà.
Fate pur ciò che volete,
Che vedrete con dispetto
Che non teme dell’acque amante un petto :||:
Misero e che vaneggio
S’io vo dio male in peggio
A che pro tanto valore
Se mi vince un fanciullo abbatte amore
Non più crollar no no, squarcia il tuo seno
Apri le tue voraginose bocche
E divora per cibo i regni intieri
Aspira al vanto d’ingoiare il tutto
Sprigiona il fuoco che nel centro asconti
Vibra nel cielo la tua fiamma ultrice
E tu terra di te fatti vittrice.
Ma vedrai con dispetto
Ch’ha di te maggior foco Amante un petto.
Misero e che vaneggio
S’io vo di male in peggio
A che pro tanto valore
Se mi vince un fanciullo abbatte Amore.
Orridi mostri
Da fieri chiostri
Del più interno
Dell’inferno
Uscite, venite
A riveder la luce
Sarà vostro duce
Il mio furor.
Sarà e vedrà
La terra, il mare e il cielo
Quanto è potente
Il mio sdegnato zelo.
S’intimi la guerra,
S’abbatta, s’atterra
Del Ciel l’arroganza.
E nostra guida sia la stravaganza.
Collocazione
Immagini
Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore