Il Giglio. Del Sig:r Flavio Lanciani

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
10522
Forma musicale
cantata
Titolo alternativo
Il giglio

Organico

Organico sintetico
1V,1str
Organico analitico
Soprano e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
1 partitura (c. 12-25v) ; 101x267 mm
Presentazione
Partitura

Filigrana

Relazioni

Note

La cantata ha un testo probabilmente allusivo a Benedetto Pamphilij. Il giglio è infatti un elemento presente nello stemma della famiglia e nell’iconografia legata al cardinale. L’attribuzione al compositore sulla prima carta della cantata è tarda rispetto alla redazione del manoscritto, tuttavia va a replicare quanto originariamente scritto ma abraso: dall’osservazione della carta. Inoltre la prima carta della cantata riporta la dicitura «5 Venise Wiel p. 111» e «cf. Wiel» probabilmente redatta da Henry Prunières, che era a conoscenza del catalogo redatto da Taddeo Wiel, I Codici musicali Contariniani del Secolo XVII nella R. Biblioteca di San Marco in Venezia.

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Descrizione analitica

1.1: (recitativo, 4/4)
Vide spuntar il giglio
2.2: (aria strofica, Si♭ maggiore, 4/4)
Imparò da lui l'Aurora
3.3: (recitativo, 4/4)
Del giglio all'apparir mirossi accolto
4.4: Allegro (aria, sol minore, 4/4)
Ma perché d'armati rai
5.5: (recitativo, 4/4)
Ma qual vario tenor d’empio destino
6.6: Allegro (aria, Si♭ maggiore, 3/4)
Se volgendo in sen orrori

Trascrizione del testo poetico

Vide spuntar il giglio
E retrogradi i passi impose l’alba
Alle fiorite piante
Che col vago sembiante
De’ fior il sol già prevenuto avea
Seminando di fiori i prati intorno
La foriera del giorno.

Imparò da lui l’Aurora
A spiegar le pompe intatte
Ed il Sole in terra ancora
Passeggiò la via di Latte.
E stupito al gran portento
Di quel florido tesoro,
Tributò coi raggi d’oro
Sì bell’idolo d’argento.

Del giglio all’apparir mirossi accolto
A mille fior sul volto
O d’invidia o d’Amore
Vaga cifra il rossore,
Altri si fean di gelo
Mirando nello stelo
Lo scettro impresso e tra le foglie inserto
Alla fronte real nascere il serto.

Ma perché d’armati rai
Cinto il piè non rendi illesa
Nobil fior la maestà?
Ah ben sai
Che difesa
Di sé stessa è la beltà.

Ma qual vario tenor d’empio destino
All’occaso vicino
Sul meriggio ti rende?
Ah quanto in un sol giorno opra la sorte?
Sei fior, sei re, sei morte!
Mortal, ravvisa in questo
Effimero portento
Del tuo folle pensier l’infido evento.

Se volgendo in sen orrori
Spande Cloto acuti artigli,
Nel cader siam tutti fiori
Ma non siam poi tutti gigli.

Collocazione

Biblioteca
F-Pn — Paris, Bibliothèque Nationale de France (dalla scheda superiore)
Segnatura
Rés Vmf. MS-24/4

Immagini

Repertori bibliografici

Bibliografia

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

Pamphilj, Benedetto autore del testo per musica