Stradella, Alessandro, Dopo incessante corso

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
10323
Forma musicale
cantata

Organico

Organico sintetico
1V,1str
Organico analitico
Soprano e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
C. 133r-144v
Presentazione
Partitura

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Fa parte di

Note

Lamento di Artemisia per la morte del marito Mausolo

Descrizione analitica

1.1: (recitativo, do minore, c)
Dopo incessante corso
1.2: (arioso, do minore, 3/2)
El mio sole vivaci
1.3: (recitativo, Si♭ maggiore, c)
Ma se crudo tenor d’iniqua sorte
1.4: (aria, Si♭ maggiore, c)
A sommerger questo seno
1.5: (arioso, Sol maggiore, 3/2)
Poiché doglia infinita
1.6: (recitativo-arioso, fa minore, c)
Voi dell’anima mia vivi stellanti
1.7: (aria, Mi♭ maggiore, 3/4)
Fate un misto di rigore nel mio petto
1.8: (arioso, sol minore, 3/2)
Poi ch’è doglia infinita
1.9: (recitativo, Re maggiore, c)
Olea più dir ma dal dolore oppressa
1.10: (arioso, do minore, 3/2)
Ed al par del suo ben divenne esangue

Trascrizione del testo poetico

Doppo incessante corso
Di lagrimoso humore
Che ad un’alma languente è gran ristoro
In rimirar del suo consorte amato
Le ceneri adorate
Prese Artemisia in man la tazza d’oro
E con mesti sussurri
Di sospriri dolenti
Esalò le sue pene in questi accenti:

Del mio sole vivaci fiammelle
Ch’in sembianza di gel m’apparite
Riunite il mio foco
Con morte facella
Acciò mentre m’aggiro al vostro lume
Qual farfalla amorosa arda le piume.
Poi ch’è doglia infinita
A chi viver non può restare in vita.

Ma se crudo tenor d’iniqua sorte
Con malvagio desire
Per farmi più morire
Mi ritarda la morte.

A sommerger questo seno
Care ceneri accorrete
Per conforto de miei mali
Sian mortali le tempeste
Che scuotete e si cangi
In ambrosia il mio veleno.

Poich'è doglia infinita
A chi viver non può restare in vita.

Voi dell’anima mia rivi stellanti
Mute lingue del cor lagrime amare
Ch’in liquefatto gelo
De miei spirti costanti
Esprimete cadendo il puro zelo
Siate del viver mio l’ultimo fine
E con molli ruine
Su questo duro petto ogn’hor piombate
Acciò nel vostro liquefatto argento

Habbia ricco sepolcro il mio tormento.

Fate un misto di rigore
Nel mio petto fredde ceneri
Col pianto resti appresso
Dall’horrore quell’oggetto
Che del duol vive all’incanto
Ed in liquide tempre
Nuova egeria d’Amor
L’alma si stempre.

Poi ch’è doglia infinita
A chi viver non può restare in vita.

Volea più dir ma dal dolore oppressa
Più non poté le voci sue comporre
Onde ergendo alle stelle i mesti lumi
Dell’amato consorte
Le reliquie funeste
Con generosa mano al labbro espose;
Pallido error compose
Nelle sue vene congelato il sangue.

Ed al par del suo ben divenne esangue.

Collocazione

Biblioteca
I-MOe — Modena, Biblioteca Estense e Universitaria (dalla scheda superiore)
Segnatura
Mus. G. 209 /15

Immagini

Repertori bibliografici

Bibliografia

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

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