Amante timido | cantata quarta
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Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Ardo, ma l’ardor mio grave, e profondo,
Che nel mio petto ascondo
Ridir non m’è permesso,
E quanto più m’appresso
A quel volto gentil leggiadro, e vago,
Più quest’anima amante
Divien fredda, e tremante;
Mentre la bella imago,
Che scolpita hò nel seno,
Mi vieta il favellar, e taccio e peno.
Barbaro, iniquo fato
Quando ti stancherai,
Quando al mio cor dirai
Spera, non più timor
In si penoso stato
Vivere senza spene,
Crescono, oh Dio, le pene
Nel timido mio cor.
Sperar vorrei, ma la speranza, oh Dio,
A lusingar il sen, non più stà meco,
Mentre l’idolo mio
Mi vuol sovente seco,
Mi ragiona d’amore,
E quando questo core
La fiamma discoprir cerca, o desia
Sente ch’il crederia,
Freddo timor, che li s’agghiaccia il sangue,
Onde senza sperar sospira, e langue.
Agitato in mar d’affanni
Menar deggio i giorni e l’ore
Così vuole il mio timore
Che mi vieta il favellar
Sol col pianto il grave duolo
Che nel sen io tengo ascoso
Scoprir degio, e timoroso
Mi consumo in sospirar.
Collocazione
Immagini
Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore