Ad Amore | cantata terza
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Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Agl’occhi miei Amore
Mi dimostri sovente
Quanto Clori sia bella, e che mi giova?
Se fiera, questo cor, sempre la trova.
Tu vuoi, ch’io l’ami: io l’amo, anzi l’adoro,
Ma quella, tu ben sai, di sasso ha il core,
Che dura, ed inclemente
Mi niega ogni ristoro,
E sol desia, che faccia il mio soggiorno
Nel mar del pianto mio la notte, e il giorno.
Favella tu per me
Arciero infante
Dilli ch’io son costante
E fido ho il core
Che forse avro per te
Ristoro all’alma
E tua sarà la palma
E tuo l’onore.
Più volte in quest’accenti
Ti proferì il mio core,
Quant’è Clori crudele ai miei tormenti;
E tu pietoso Amore,
M’animasti a soffrir, ed ho sofferto;
E questo è il guiderdon, e questo è il merto?
Ma già che vuoi, che l’alma mia dogliosa
Possa durar nell’amorosa pena,
O men bella la mostri, o men serena.
Vederla sempre fiera
E rigida ed altiera
Non puole l’alma, no,
Non puole il core.
Tu cangia sua fierezza
In placida dolcezza
Che poi ti chiamerò
Mio dolce Amore.
Collocazione
Immagini
Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore