Cantata N. 5
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Qualor io vi passeggio
Vedove del mio sole
Un dì fiorite collinette amene
Troppo oh Dio mi sovviene
Quanto perdeste voi quant’io perdei
E divo sospirando
Ah che il partir di lei tutto ha cangiato.
Orrido sembra il prato
Torbido il fonte e scoloriti i fiori
Da che lontana è Clori
L’aura l’erbe le piante il bosco i rivi
Belli non son perché di lei son privi.
Le pallide viole
Da che lasciolle sole il mio tesoro
Non fanno più decoro al colle al prato
Più languide e più smorte
Si mostran di mia sorte
Compagne e del mio fato.
Dolc’era un tempo al fonte
Bagnar le belle labbra
Col cristallino umore
Fortunato quel fiore
Cui toccato era in sorte
Cader per quella bianca man di latte
E se le membra intatte
Riposava talor sulla fresch’erba
Quell’altera e superba
Scordando allor l’oltraggio
Più lieta s’inalzava
E le belle gentili orme baciava.
Or che farete mai
Prive di quei bei rai
Per cui foste al cor mio
Più liete e più serene
O collinette amene?
Finché non torni
L’amato tesoro
Non hanno ristoro
Le piante le fronde
Né ai fiori né all’onde
Più pace non v’ha.
Ma l’alma mia
Se afflitta più sia
Lo dica d’amore
Chi prova nel core
La ria crudeltà.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore