Vanto di fedeltà contro fortuna. Aria a 2. O mirate che portenti

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
8868
Forma musicale
aria
Titolo alternativo
Vanto di fedeltà contro fortuna. Aria a 2

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
Parte terza, pp. 61-62

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Note

Il testo è presente anche in Parte terza, pp. 170-171 ed è intonato in una cantata per Soprano e basso continuo attribuita a Giacomo Carissimi (cfr. Bibliografia).

Trascrizione del testo poetico

1. voce.
O mirate che portenti,
La Fortuna più non rota;
Ecco là, che stassi immota
Per ludibrio de’ viventi.

La mia fe’, la mia costanza
Ha fermato quell’infida
Con insolita possanza,
Ne fia più, ch’ella si rida
Di dar gioie e poi tormenti.
O mirate, che portenti.

Ahi temo, che l’ingano
Di qualche ingrato petto
Mi tolga per diletto
Il chiodo, ond’a quell’empia il carro ha fermo
Perché a frenarla poi non v’è più schermo.

2.
Acchetati mal cauta,
Ch’ nostri cor costanti
L’han fatto tali incanti,
Che più non può la rea,
Che sempre errar solea
Sciogliere a pronta fuga alato il piede,
Remora di Fortuna è sol la fede.

Gran virtù d’animo forte,
Che domar può ’l cieco Nume
E l’arresta oltre il costume.
Tra prigioni e tra ritorte
Stella d’alma fedele è sempre fissa
E ’l pianeta di lei mai non s’ecclissa.

Collocazione

Biblioteca
I-Rn — Roma, Biblioteca Nazionale Centrale (dalla scheda superiore)
Segnatura
204.3.B.12/127

Repertori bibliografici

Bibliografia

Rose 1965: p. 194 n. 114

Tipologia

Tipo documento
Testo per musica a stampa
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

Lotti, Giovanni autore del testo per musica

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