per Soprano Serenata Cantata di Legrenzi
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Notte, madre d’orrori
Ch’in tenebrosi giri
Seppelisci del dì le luci spente
Deh per pietà del tuo lugubre seno
Vibra raggio sereno,
Onde poss’io felice
Con portentose forme
Goder fra l’ombre il mio bel sol che dorme.
Risvegliati o cara!
Risorgi mio ben!
Qui vola su l’ali
Del Nume d’amore,
I strali fatali,
Ch’impiagano il core
Ritogli dal sen.
Ma questi miei lamenti
Non ti scotono ancora i sensi tuoi
E queste del cor mio voci animate
Non scoi del sonro destar
Le tue pupille, ascolta, o bella
Con tuo fedel amante,
Che langue per il tuo bel sembiante.
Sperarei fra quei deliri
Ritrovar bella pietà.
Il dolore del mio core
Co sospiri anch’il sogno forza havrà.
O cieli, e chi mi toglie
Tra queste ombre il sereno
E tra le nubi i vaghi rai lucenti?
Non più, crudo destin, non più tormenti.
Ombre! Vuoi che seppellite
Entro il seno? Il ben ch’adoro
Deh pietose il mio martoro
Con la fuga mitigate.
Ma se a questi lamenti
esauste di pietà sì sorde sete
Crudi maligni, inrigidite selci
E s’al longo cader d’amor stillante
Il vostro sen s’arrende
No piangersi, no lacrimar intanto,
Ch’ammollirà vostra durezza il pianto.
Occhi versatesi
Lacrime di dolor.
Forse la cruda un dì
Cangerà il suo rigor.
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Bibliografia
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore