Il fulmine. Il fulmine son’io
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Trascrizione del testo poetico
Il fulmine son’io
Che chiudendomi cheto in fosco Nembo
Da quell’umido grembo
In cui la mia Megera il foco ammorza
Non mi scateno mai se non per forza.
Quei vapori in Ciel rubelli
Che contrastano del Regno
Non son quelli
Che m’infiammano allo sdegno
È ‘l desio d’achetare i lor contrasti
Non è per farmi uscir spinta che basti.
Ahi ch’un impeto più forte
Mi necessita ai rigori
Ne consente ch’io dimori
Trà le gelide ritorte
Mà vuol ch’io mi scuota
Insorga percuota
Dirochi divori
Ne consente ch’io dimori
L’empio mortal ch’il suo Fattor ofende
Questo all’ira maggior questo m’accende.
All’hor ch’insano tu stuol de viventi
In numerosi eccessi
Contaminar non cessi
Le sfere e gl’elementi
Allor da impulso audace
Sente far violenza alla mia pace
E da un intimo ratto
Fuor dei nembi già tratto
Ruinoso men volo
A confonder di stragi il Cielo, e il suolo
Che suol per genio innato
Calamità del fulmine, è il peccato
Ma quantunque mi sia
Il compendio fatal dell’ira eterna
Tutto horror tutto fosco e tutto morte.
Pur s’avvien che mi tire
All’esterminio suo l’umano ardire
Pria ch’io giunga a ferire
E lasciar chi fallì sul fallo anciso
Gli fo’ precorrer sempre amico avviso.
Collocazione
Bibliografia
Tipologia
Testo per musica a stampa
Scheda inferiore