Entro un Etna d’ardori Ludovico Vatio
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
L’inizio della cantata è caratterizzato da un letterone decorato; è presente sia una cartulazione (29-32) sia una paginazione (59-[66]); pagina 66 è priva di notazione; la datazione del manoscritto è suggerita da Wotquenne (cfr. Repertori bibliografici); la provenienza veneziana del manoscritto è desunta dalla presenza della filigrana con tre lune crescenti.
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
«Entro un Etna d’ardori
Fra un Mongibel di fiamme
Rinchiuse il Dio Volante
Un cor che vive in pene, un’alma amante.
Sì secreto è ‘l mio foco
Che le scintille ancora
Ch’il cor tramand’agl’occhi
Ammorzar mi conviene
Così vuol chi è cagion delle mie pene.
Peno, moro e i miei tormenti
Vuol che taccia il nudo Arcier.
L’amar pena mi dà
Ma è maggior crudeltà farmi tacer.
Peno, moro e i miei tormenti
Vuol che taccia il nudo Arcier.
Clori perché mi nieghi, oh Dio perché
Non mi permetti almen dirti ch’io t’amo?
Del silentio le scole
Fugge amor, ch’è bambino,
I Numi ancor dal Cielo
Col core sì, ma con il labbro ancora
S’imploran da divoti,
E di supplice lingua han cari i voti.
Non negarmi anima mia
Il poter dir che t’adoro,
Al mio amor, alla mia fede
Dona sol questa mercede
Di poter dirti ch’io moro.
Non negarmi anima mia...
Sì mi dona idolo mio
Il poter dirti ch’io t’amo,
Soffrir più cotanto ardore
No, non puole un solo core
E scoprirlo io solo bramo.
Sì mi dona idolo mio...»
Così in riva del Mincio
Doleasi il bel Daliso,
E alle voci pietose, ai mesti accenti
Lacrimar per pietade in aria i venti.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore