Cantata. | Dell’ Eccell’mo Sig.r Benedetto Marcello.

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
6932
Forma musicale
cantata
Titolo alternativo
La Stravaganza

Organico

Organico sintetico
1V,1str
Organico analitico
Soprano e continuo

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Data
1710 – 1750
Redazione
S.l. : copia, 1710-1750
Descrizione fisica
1 Partitura (4 c. 8 pagine senza numerazione) ; obl. 230x345 mm
Presentazione
Partitura

Filigrana

Non rilevata

Note

Il «Titolo e responsabilità» si evince dalla prima pagina pentagrammata: sul primo pentagramma è scritto «Cantata.»; sul secondo pentagramma alcuni caratteri sono di difficile interpretazione, ma si conviene interpretare «dell’Eccell[entissi]mo Sig.r Benedetto Marcello». In alto a destra della stessa pagina è riportata la segnatura «Litt.F.n°638Z» e poco sopra, appena leggibile, un numero (5). Il manoscritto è provvisto di una copertina rigida ed il lavoro di copiatura della musica e del testo è stato particolarmente curato e ordinato. Le pagine sono ad 8 pentagrammi aperti e non sono numerate. La presente Cantata, soprannominata «La Stravaganza», ha numero di catalogo SF A321 ed è stata composta nel 1710. La Cantata si basa su scrittura enarmonica.

Descrizione analitica

1.1: (recitativo, c)
Senza gran pena
2.1: (aria, 3/4)
Nel centro de' guai
3.1: (recitativo, c)
Amor, tu sei quell'empio
4.1: (aria, 5/4)
Come l'onda furibonda
5.1: (recitativo, c)
Impara dunque, o core

Trascrizione del testo poetico

Senza gran pena non si giunge al fine
Degl’amorosi guai
E tu pur troppo il sai
Speranza sventurata,
Che Amor al ciel d’altra beltade crescio
Se in un momento solo
Cadesti alfin precipitata al suolo.
Colei, che usar solea
Pietade ai mali miei.
Colei, che sola era
De’ miei tormenti amabile ristoro,
Quella, ahi, fiero martoro
Infida all’amor mio
Ha cangiato desio, né piú di queste
Mie doglie aspre e funeste
Sente la cruda, ah lasso
Pietà nel cor di sasso.

Nel centro de’ guai
Cadé la speranza,
Né credo che mai
Risorger potrà.
Amore spietato
L’inganno formò,
Di me sventurato
Non so che sarà.

Amor, tu sei quell’empio,
Che con l’ardente face
Inceneristi del mio cor la pace.
No no, non fia mai vero,
Che volto lusinghiero
Porti di me la palma
Or che libero è il core e sciolta l’alma.

Come l’onda furibonda
Urta i scogli e non li frange
Tale amor fa guerra al cor,
Né mai piú lo vincerà.
D’un crin disciolto
Vincerà questo core
Perché troppo m’è caro
Goder la libertà.

Impara dunque, o core,
Dalle scorte ruine
Che di quanto hai sofferto
Senza gran pena non si giunge al fine.

Collocazione

Biblioteca
B-Bc — Bruxelles, Conservatoire Royal, Bibliothèque
Segnatura
638

Immagini

Repertori bibliografici

Tipologia

Tipo documento
Musica manoscritta
Livello scheda
Scheda singola

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