Le sventure che accadono agli amanti sono effetti d’amore e non del destino

Pubblicato

Identificazione

ID scheda
6609
Titolo alternativo
Le sventure che accadono agli amanti sono effetti d'amore e non del destino

Descrizione

Paese
Italia
Lingua
Italiano
Descrizione fisica
Parte prima, p. 72-73

Filigrana

Non rilevata

Relazioni

Trascrizione del testo poetico

Quanto m’adirerei col mio destino,
se d’ogni mio dolore
Io non stimassi l’autore
Il cieco volator, Nume bambino?
Quanto m’adirerei col mio destino?
Mentre oppresso dal duolo a l’aure io scioglio
Mille accesi sospiri
Nunci del mio cordoglio,
Se nascer non credessi i miei martiri
Dal barbaro rigor del Dio bendato,
Vorrei ad una, ad una
Sgridar le stelle, maledire il fato,
Bestemmiar la fortuna;
Ma ben mi avveggio (oh Dio)
Che idolatrando una beltà tiranna
È il crudo amor, non il destino rio
Ch’a si strani flagelli il cor condanna.
Che ci han che far le stelle?
Che colpa ha il cielo, e il fato
Se cagion del mio duolo è il Nume alato?

Voi che non siete
Auree comete
Fabre rie de la mia morte;
Né crudeli
Sono i cieli
Inclemente il destin, fiera la sorte.

Il mio fato dispietato
Si raggira in due pupille;
E son quelle
L’empie stelle,
Che condannano il core a le faville.

È amore il destino
De’ folli amatori
Ch’a un volto divino
Consagrano i cori.

Con leggi severe
Ei l’alme raffrena,
Fa schiavo il volere,
L’arbitrio incatena.

Chi amando sospira
Dal duolo agitato
A torto sdegnato
Col cielo s’adira;
E in vano del fato
Incolpa il rigore;
Il destin degli amanti è solo amore.

Collocazione

Biblioteca
I-Rv — Roma, Biblioteca Vallicelliana (dalla scheda superiore)
Segnatura
ARCA VII 24/26

Tipologia

Tipo documento
Testo per musica a stampa
Livello scheda
Scheda inferiore

Persone collegate

Monesio, Pietro Giovanni autore del testo per musica

Nella stessa raccolta