Già nel notturno sonno
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Già nel notturno sonno
Posava a Teti in seno
Nel sepolcro dell’ombre il dio di luce.
Spettatrice di notte,
Sedea la dea triforme
Fra le nebie confuse
Di tenebrosi horrori.
Spento il splendor adorno
Copriva il cielo e seppelliva il mondo.
Tra i più taciti horrori
Della notte il silenzio,
Languìa tra l’ombre il pastorello Aurillo.
Del luminoso sol fuggì i splendori
E l’oscuro ricerca.
Perduta scorge ogni sorte che preme
E nelle tenebri morta sua speme,
Rivolto al ciel dié con mesto sicenzio [?]
Moto alla lingua e scatenò il silenzio.
« Recidetemi lo stame,
Cloto è morta al viver mio,
Che contento ogni desio
Morirà meco le brame.
Recidetemi lo stame.
Pianti amarissimi,
Doglie insoffribili,
Astri fierissimi,
Fede incredibile.
Ah che l’arco del dolore
Sta saettando il mesto core,
E col fil della saetta
Nodo ha posto al mio sdegno alla vendetta.
E già eclissati i rai
Veggon la cruda ninfa
Ingrati sì ma non fedel giamai.
Cerne l’alma raminga e disprezzata
Le non certe lusinghe,
Così fatta li crede
Benché già la rassembri
Prodiga di speranza e non di fede.
Ma a che snodo la lingua,
Che mi dolgo o lamento
Mentre veggio ch’in vano
Sordisco il cielo e fo contrasto al vento.
Spietate mie catene
Non m’accrescete il mal,
Vendetta sia le pene
Che dell’anima mia fuggir non val.
E se mai fui contento
Provai sol tal piacer per mio tormento.
Rimarrà l’alma del martir trafitta
Nella tomba del duol morta la vita. »
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Musica manoscritta
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