Cantata à voce sola Del P. D. Diogenio Bigaglia
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Quante sian le mie pene
Quanti gl’affanni miei
Se il volessi ridire io nol saprei.
So ben che dal mio core
Già per opra d’amore io restai privo
E il cor che fuggitivo
Da questo sen si parte,
Mentre umil s’appresenta
Alla bella cagion de miei martiri
Sol per via di sospiri
Non potendo spiegar tutto il duolo
Abbandonato e solo
E tacito e confuso
Dal ricetto che brama ei resta escluso.
Povero cor ti sento
Benché più mio non sei
Struggerti per colei
Che non ti volle in sen
Così potessi oh Dio
Col mesto pianto mio
Dar bando al tuo tormento
O mitigarlo almen.
Ma tu di me ti lagni
Quasi ch’io sia cagion del tuo tormento
Perché d’un solo accento
Fatto amaro il mio labbro or non t’implora
Qualche pietà dalla beltà ch’adora?
Ma non sai tu cor mio
Ch’il pargoletto Dio
Dal dì che i dardi suoi vibrommi al petto
Mi privò d’ogni ardire
A tal che nel martire
Con silenzio ostinato
Convien ch’io mi consumi,
Né posso dir, moro per voi, bei lumi.
S’io dir potessi
Al mio tesoro
Mio ben t’adoro
Non peneresti
Cor mio così.
Ma perch’io viva
Ogn’or tra pene
Celar conviene
La dolce piaga
Ch’amor m’aprì.
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Musica manoscritta
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