Mio cor che si fa
Identificazione
Organico
Descrizione
Filigrana
Relazioni
Note
Nome dell’Aut. nell'edizione de La Cetra d’Apollo di Carlo Grossi, Venezia, 1673.
Descrizione analitica
Trascrizione del testo poetico
Mio cor che si fa
Che speri ch’attendi
Ancor non comprendi
Tradito schernito
Nel regno d’amore
L’ingiusto rigore
Di vaga beltà.
Di goder s’un giorno brami
Un rimedio solo v’è
Sciogli e lacera i legami
Che fieri severi ti stringono il piè.
Ah che densa caligine che fosca
Nube d’affetti indegni
O core afascinato
Così della ragion t’adombra i lumi
Che non vedi’l periglio.
Scompagnate dalle spine
Già mai spuntano le rose
Tra le gioie stano ascose
Sempre sempre le ruine
Ma mio cor ostinato
Deh qual letargo oh dio t’occupa i sensi?
Io t’addito i perigli e non vi pensi?
Sì sì torna in te stesso
A che nutrir nel sen genio sì basso
Se non cangi pensier tu sei di saso.
Collocazione
Immagini
Repertori bibliografici
Tipologia
Musica manoscritta
Scheda inferiore